Il Vecchio sognava i leoni

Tutto cambia affinché tutto rimanga come prima.
domenica, 19 luglio 2009

A Paolo Borsellino

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Ciao Paolo,

anche per te oggi è arrivato il classico giorno dell'anno in cui sentirai fiumi e fiumi di parole di cordoglio, di ricordo, di rabbia, di lotta, di sfida e anche, forse, di rassegnazione.
E' il triste destino di chi, come te, è stato martire, consapevole o non, di uno Stato, di un Paese, di un'idea di onestà, libertà e giustizia.

In quei fiumi di parole si nasconderanno tantissime parole piene d'ipocrisia. Lo sai bene tu. Sono le stesse che hai sentito al funerale del tuo amico Giovanni. Saranno le parole di chi oggi si batterà la mano sul petto, si bagnerà un pò gli occhi e urlerà con voce impostatamente commossa che il tuo sacrificio non deve essere vano, che la mafia va combattuta da tutti e con qualunque mezzo, che la mafia fa sconfitta. Lo stesso poi che a telecamere spente scende a patti con la mafia, vuoi perchè ha necessità di qualche voto elettorale in più per la sua ascesa politica, vuoi perchè ha delle aziende da salvaguardare, vuoi perchè ha un codice d'onore da rispettare.

L'ho detto poco più di 50 giorni fa a Giovanni e oggi lo dico a te.
Scusaci Paolo. Scusaci davvero ma noi siamo questi qui. Noi stiamo con gli assassini però abbiamo compassione per gli ammazzati. Siamo bianco e siamo nero. Ma non lo facciamo con cattiveria. Lo facciamo perchè siamo vigliacchi. I pochi eroi che avevamo li abbiamo fatti ammazzare. E tra quei eroi ci sei pure tu.

Scusami Paolo.

postato da Santiago7 alle ore 10:37 | link | commenti
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martedì, 07 luglio 2009

Citando... Alejandro Jodorowsky

JODOROWSKYMi piace sviluppare la mia coscienza per capire perchè sono vivo, che cos'è il mio corpo e cosa devo fare per cooperare con i disegni dell'Universo.
Non mi piace la gente che accumula informazioni inutili e si crea false forme di condotta plagiata da personalità importanti.
Mi piace rispettare gli altri, non per via delle deviazioni narcisistiche della loro personalità ma per come si sono evoluti interiormente.
Non mi piace la gente la cui mente non sa riposare in silenzio, il cui cuore critica gli altri senza sosta, la cui sessualità vive insoddisfatta, il cui corpo si intossica senza saper apprezzare di essere vivo.
Ogni secondo di vita è un regalo sublime.
Mi piace invecchiare perchè il tempo dissolve il superfluo e conserva l'essenziale.
Non mi piace la gente che per retaggi infantili trasforma le bugie in superstizioni.
Non mi piace che ci sia un Papa che predica senza condividere la sua anima con una Papessa.
Non mi piace che la religione sia nelle mani di uomini che disprezzano le donne.
Mi piace collaborare e non competere.
Mi piace scoprire in ogni essere quella gioia eterna che potremmo chiamare "dio interiore".
Non mi piace l'arte che serve solo a celebrare il suo esecutore.
Mi piace l'arte che serve per guarire.
Non mi piacciono le persone troppo stupide.
Mi piace tutto ciò che provoca risate.
Mi piace affrontare volontariamente la mia sofferenza, con l'obiettivo di espandere la mia coscienza.


Alejandro Jodorowsky
postato da Santiago7 alle ore 22:17 | link | commenti
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lunedì, 29 giugno 2009

Toglietemi tutto tranne il mio cliente!!

Mr-Service_SODD-CLIENTE-20080613152319_bigE' un pò come sparare sulla Croce Rossa. Troppo facile.
Anzi, sarebbe proprio il caso di apporre sopra di essi una bella croce rossa e ignorarli, cancellarli, sopprimerli.
Di cosa parlo? Parlo degli ATO, Ambito Territoriale Ottimale.
Che bella sigla! Rispecchia in pieno la verità. Non c'è dubbio.

Un tempo ogni comune aveva la sua piccola o grande schiera di netturbini, in gergo paesano spazzini, che a bordo degli automezzi comunali ritiravano la spazzatura, pulivano le strade e davano un minimo di decoro al paese. Oggi invece non esistono più i netturbini, Neanche gli operatori ecologici. Non esistono più gli automezza comunali. Oggi esistono gli ATO.

Gli ATO sono delle vere e proprie società, con un presidente, un amministratore delegato, un consiglio d'amministrazione, degli impiegati e tanti debiti. Insomma, a essi non manca nulla, proprio nulla, per esistere bene in quest'Italia fatta di clienti e clientelari.

Sono sorti anni fa con il compito di svolgere determinate mansioni, aggregando i servizi di più paesi o città, al grido dell'efficenza e dell'economicità. Si è partiti con il solo servizio della raccolta dei rifiuti. I risultati sono davanti gli occhi di tutti.

Prima non si era mai sentito parlare di cataste di rifiuti per le strade. Oggi si. Prima a Napoli, poi Catania. Poi Palermo. Chi sarà il prossimo? Il costo del servizio, per il cittadino, è notevolmente aumentato e la qualità si è abbassata.
A ben guardare è come se seguisse una legge economica. In economia se la domanda sale, l'offerta scende e viceversa. Con gli ATO sale il costo e diminuisce la qualità. Punti di vista insomma.
Tutti gli ATO sono coperti, immersi, sovrastati, seppelliti dai debiti, dalla mancanza di fondi, dalle perdite, a tal punto che gli stipendi non sempre vengono pagati.
Perchè vi chiederete voi.

Perchè adesso oltre a foraggiare gli impiegati, tanti, tantissimi, amici di amici che conoscono amici di amici, meritevoli solo di aver saputo bene inumidire il sedere del clientelare di turno, gli ATO mantengono anche schiere di consiglieri d'amministrazioni, dirigenti, amministratori e presidenti, ognuno con un loro modestissimo stipendio. Insomma ci sono più spese. E si sa.. toglietemi tutto tranne il mio bel cliente!

Tornare indietro? Ma quando mai!! E tutti questi voti elettorali incondizionati dove li metto?
Che posso rinunciarci così facilmente?!?!

Non fa niente. In campagna elettorale dico che gli ATO devono sciogliersi, salvo poi entrarci io magari nel CdA e fare assumere qualche amico mio come impiegato. Almeno se da un lato spendo di più per il servizio, dall'altro fotto tutti e recupero i soldi con gli interessi. Sono furbo io!!

Dimenticavo, ora oltre al grandioso risultato ottenuto con la raccolta rifiuti, si sta pensando (è già stato deciso) di affidare anche agli ATO la gestione e la distribuzione dell'acqua pubblica.

Che genialata!!!

postato da Santiago7 alle ore 22:07 | link | commenti
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martedì, 23 giugno 2009

E' la chiamano politica

risiko1E' la chiamano politica!
Oggi si accendono i televisori e si ascolta il classico politicante italiano ben vestito, con il suo mirabile doppio petto, il fazzoletto nel taschino e il capello ben pettinato, parlare con la bocca rivolta verso un microfono retto dal solito anonimo e invisibile registratore di pensieri, con gli occhi fare destra e sinistra e dire uno dietro l'altro frasi e termini degni del miglior Napoleone, Mazzini o ancora Annibale.
Si usano termini bellici e non di pace o di società.
"Prato dopo 64 anni consecutivi è caduta"; "L'ultimo bastione in Lombardia, Milano, ha ceduto"; "Le roccaforti in Toscana reggono all'assedio".
E' ormai una moda che prende il politicante di destra e anche quella di sinistra. O forse è meglio parlare del solo politicante di centro perchè, nonostante quello che dicono, son tutti di centro. Son tutti liberali. Son tutti democratici. Son tutti moderati. Si vede che a Roma e dintorni girano strani virus che amalgano i pensieri e le menti.
Liberali, democratici e moderati, salvo poi fare concumella (leggasi comunella) e chiudersi dentro le loro belle torri d'avorio, difendendo la casta e non i casti.
Ma questo è un altro discorso.
Dicevo, oggi si usano termini bellici. Se si è fortunati, si ascoltano termini filo-calcistici. "Abbiamo vinto 18 a 0", "Abbiamo rimontato". "Abbiamo fatto cappotto".
Ma insomma, che l'Italia sia diventata un territorio di Risiko o un omino del Subbuteo?
Che la politica sia diventata strategia? Fra poco sentiremo parlare di trincee politiche e di diagonali, di politicanti messi in fuorigioco e di moduli 4-4-2 o 3-4-2-1.
Rivoglio il 5-5-5 di Canà. Quelli sì che erano tempi!
Allora non si parlava di Prato che cadeva, si parlava di Prato che era governata bene o male.
E' facile se ci pensate.
Se una città, una provincia, una regione o uno Stato viene amministrato/governato bene, allora la casta (ops, classe) amministrativa/governativa va riconfermata dal voto popolare. Se viene amministrato/governato male, allora la casta (aridaje classe!!) amministrativa/governativa va sostituita con il nuovo, che poi in Italia sarebbe sempre vecchio ma questo è di nuovo un altro discorso.
Niente di pù facile. Fai bene, ti confermo. Fai male, ti cambio.
Nessun vinto. Tutti vincitori.
E invece no. A noi italiani piace complicarci la vita e per questo facciamo politica come se giocassimo a Risiko o come se ci trovassimo a Coverciano nel ritiro della Nazionale Azzurra (che poi di questi tempi più che azzurra a me pare sia celeste se non addirittura beige).
Accendo la tv e mi sintonizzo su un TG va. Sentiamo quale politicante oggi mi dice di aver vinto!?!

postato da Santiago7 alle ore 21:50 | link | commenti (2)
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mercoledì, 17 giugno 2009

Descance en paz Petru..

lazo_luto_pegatinaE' ormai una valutazione assodata. Gli italiani oltre a essere "Pizza, spaghetti e Mafia" sono anche "incoerenza". O forse sarebbe meglio dire coerenza.

Giorni fa a Napoli 4 idioti italioti, stanchi di giocare con il Quake II o Tomb Raider IV, si sono messi a sparare con le loro armi davanti la stazione. L'obiettivo, ci è dato sapere, era un boss della camorra. La vittima purtroppo è stata un rumeno tranquillo, buono, che si guadagnava il pane, per sè e per la famiglia, suonando la fisarmonica davanti la stazione e raccattando di qua e di là qualche centesimo di euro. L'unica colpa del rumeno è stata quella di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. In pratica, si è trovato in mezzo, tra le armi da fuoco dei poveri idioti e il fantomatico obiettivo da colpire. Più in mezzo di altri insomma.

Colpito, Petru, era questo il suo nome, prova a correre e insieme alla moglie entra in stazione ma presto si accascia a terra. La moglie grida disperata. Petru un pò guarda un pò chiude gli occhi. E la gente?

Niente. La gente parla al telefonino, timbra il cartellino per aprire le porte girevoli, passeggia e guarda. Non c'è nessuno che interviene; nessuno che prova a prestare aiuto; nessuno che si commuove e soccorre Petru e la moglie. Tutti gli altri guardano e scattano foto con il telefonino.

Petru muore lentamente. La moglie Mirella ancora più lentamente si dispera. L'Italia continua la sua commedia.

A Napoli come a Palermo insomma, dove qualche mese fa un disturbato di mente, sempre alla stazione, ha aggredito a martellate una coppia di anziani, ferendo lei e uccidendo lui. Tutto ciò senza che gli spettatori non paganti intervenissero e bloccassero l'aggressore. Solo 2 clandestini nigeriani lo hanno rincorso e lo hanno consegnato alla polizia, intenta forse a gustare una buona granita al limone all'aperto, visto il caldo che c'era. Due clandestini.

Sono più clandestini loro che non hanno il permesso di soggiorno o lo siamo più noi che ci nascondiamo dai nostri doveri di cittadini e soprattutto di uomini?

Non lo so. So che grazie ai due nigeriani, quel vecchietto forse avrà giustizia, per quello che questa parola possa voler dire. Ed inoltre so che un rumeno che non faceva male a nessuno, onesto e umile, non è più sulla Terra, senza che si sia alzato un grido o anche un sussurro di rabbia e indignazione.

Tant'è, questi siamo. Coerentemente incoerenti.

Descance en paz Petru...

postato da Santiago7 alle ore 16:38 | link | commenti (1)
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sabato, 23 maggio 2009

A Giovanni Falcone

giovanni-falcone
Giovanni...  con umiltà ti chiedo innanzitutto se posso chiamarti Giovanni..

allora, volevo dirti, con questa mia scarna lettera,  Caro Eroe Siciliano, che oggi, alle 18 circa, saranno 17 anni da quando un povero animale, con tutto il rispetto per gli animali, ha premuto un tasto di un telecomando e ha fatto saltare in aria la vita tua, quella di tua moglie e quella degli agenti della tua scorta. Tutti Eroi.

Ebbene, come avviene da 17 anni ormai, la gente sarà prontissima anche oggi, chi con il suo abito migliore, chi con un jeans e una maglietta, a ricordarti, a battere le mani in tuo onore e a proferire parole di elogio e riconoscenza verso te e il tuo lavoro.

Sai, avranno anche mille parole di condanna verso la mafia!
Lo sai meglio di me come funziona in questi casi.

C'è chi arriva sull'auto blu, scende con la sua bella scarpa lucida, ripone gli occhiali da sole nel taschino, poi prega, sta un pò in silenzio, risponde alle domande di qualche registratore di parole (che un tempo venivano definiti giornalisti) e poi risale sull'auto blu e chi s'è visto s'è visto.

Anche oggi sarà così..

Noi Siciliani siamo un popolo strano.
Siamo in grado di ricordare semicommossi tanti grandi Eroi e allo stesso tempo siamo in grado di sorridere e stringere le mani a coloro che proprio quei grandi Eroi hanno ammazzato.

Che strani che siamo!

Noi siamo quelli che il 23 maggio ci riuniamo attorno al tuo albero e il 19 luglio ci ritroviamo in via D'Amelio, ma siamo anche quelli che hanno eletto Salvatore Cuffaro presidente della Regione Sicilia, Antinoro deputato (poi Assessore) Regionale. Siamo quelli che sorridono a Dell'Utri. Siamo quelli che al capo mandamento del nostro paese offrono il caffè al bar.

Insomma, siamo quelli che ricordano con gli occhi lucidi le vittime della mafia e che poi lasciano libera la mafia di fare tante altre vittime. E per di più non ci rendiamo conto che tra quelle vittime già ci siamo noi. Perchè noi ci siamo. Sia chiaro.

Ci siamo quando non troviamo lavoro in Sicilia nonostante che qualche lavoro esista ancora, perchè magari quel posto di lavoro è stato già promesso e affidato all'amico o parente del mafioso.
Ci siamo quando emigriamo perchè tanto qui in Sicilia non c'è nulla, non c'è progresso, non ci sono strutture. E così partiamo e speriamo in un futuro migliore lasciando qui 3/4 del nostro cuore.
Ci siamo quando ci accontentiamo di sopravvivere mentre c'è gente attorno a noi che vive.. e vive pure bene!
 

Scusaci Giovanni se siamo così però tu conosci bene la natura umana. Non lo facciamo con cattiveria. Lo facciamo soltanto perchè siamo strani.. perchè se noi fossimo normali, tu 17 anni fa non saresti morto in quel modo.. E neanche Paolo.

Scusaci davvero.

Ti chiedo di portare il mio saluto anche a Francesca, Vito, Antonio e Rocco.

Con profonda e davvero sincera riconoscenza e stima.

postato da Santiago7 alle ore 10:41 | link | commenti
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venerdì, 15 maggio 2009

News from Republic of Bananas

BananaRepublicIn Italia, nell'annus Domini MMIX, è stato votato in Senato il pacchetto sicurezza che tra le tante cose, prevede anche la possibilità di denuncia del clandestino e la creazione del reato d'immigrazione clandestina.

Così, se qualcuno durante le sue belle 24 ore di luce e buio, si trovasse a contatto per qualsiasi motivo con un clandestino, può alzare la cornetta e chiamare le forze di polizia che, repentinamente, dedite e liete, lo raggiungono mettendolo in salvo dall'aria respirata dal clandestino.
Tale clandestino, malcapitato, vien messo in carcere per subire un processo, che, in quanto penale, è obbligatorio. Insomma, non se ne esce con un'ammenda!

E poi, ammenda?
E un clandestino che soldi avrebbe per pagare l'ammenda?

Ma non è tutto questo.

Sempre nell'annus Domini MMIX, in Italia e più precisamente a Palermo, pochi giorni prima della votazione di cui sopra, un pazzo armato di martello, colpiva a morte una coppia di anziani presso la Stazione Centrale, fuggendo poco dopo aver compiuto tale gesto, nell'immobilismo assoluto dei passanti (e ce ne erano tanti). Tutti (italiani) guardavano immobili. Solo due nigeriani (clandestini) hanno rincorso il folle e l'hanno consegnato alla polizia.

Due clandestini.
A loro, dopo il gesto eroico, hanno promesso il permesso di soggiorno.

Ricapitolo.
Due clandestini, col rischio di essere scoperti e quindi rimpatriati, assistono ad un delitto tragico e "imprevedibile", rincorrono il folle aggressore che sta scappando, lo consegnano alla polizia. Tutto questo mentre l'italiano medio osserva. Poi, una volta assicurato il folle alla polizia, l'italiano medio prova a linciarlo.

Non che al folle ora faranno qualcosa. In Italia basta essere folli che ci si può permettere di fare la qualsiasi cosa. Anche il Premier.
Almeno resta la soddisfazione che esistano ancora persone in grado di comportarsi civilmente.

Nulla di più che di essere civili.

In Italia succede anche questo.

postato da Santiago7 alle ore 10:50 | link | commenti
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lunedì, 27 aprile 2009

Sempre con la valigia in mano...

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martedì, 07 aprile 2009

Terremoto in Abruzzo 2009: immagini già viste

pp5954-2Sono immagini già viste quelle che ci hanno dato il buongiorno stamattina e che caratterizzano tutti i telegiornali della giornata, di questa giornata, di ieri, e lo faranno anche per le giornate future. Sono immagini che vissuto indirettamente sulla mia pelle, grazie, o a causa dei racconti dei miei nonni e dei miei genitori che, così come gli abruzzesi la notte tra il 5 e il 6 aprile 2009, nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968 si ritrovarono a vagare al buio per le strade di un piccolo paesino della valle del Belice. Anche allora c'era stata una violenta scossa di terremoto che aveva raso al suo parecchi paesi, fatti solo di case di pietra.

Sono immagini oggi a colori, che sulla parete di casa mia invece appaiono ancora in bianco e nero. Strade polverose e piene di buche, occupate dai calcinacci e dalle pietre che un tempo erano muri. Prati e distese aperte che sembrano grandi camping ma che non contengono l'allegria di un camping.

Sono immagini di case cadute e sbriciolate, un po’ come i castelli fatti di carte, di macerie lungo le stradine strette di paesini piccoli e ormai deserti, di ospedali presi d’assalto dai feriti e di soccorritori con la morte negli occhi che cercano di contrastare sempre il numero crescente di morti, gente sorpresa nel sonno, gente finita seppellita sotto i soffitti e le mura della propria casa.
Non ci sono parole adatte in questi casi. Non c’è parola che può esser detta per descrivere la tragedia di un terremoto, né per esprimere lo sconforto e la disperazione di chi quel terremoto lo subisce.

La natura si ribella a se stessa. Urla, trema e scoppia, cancellando tutto quello che lei stessa, prima, aveva permesso di fare e costruire. Forse è un urlo di dolore. Forse è un urlo di rimprovero.

Vuole farci capire che oggi, ancora oggi, è sempre lei la padrona di tutto?

Fattostà che da ieri, ci sono più di 150 morti in più sulla terra, o forse è meglio dire sotto la terra. Ci sono tante persone in più ferite, disperate. Annientate.

In questi casi un pensiero non può andare a chi non c'è più, caduto sotto i crolli del terremoto in Abruzzo nel 2009, del terremoto nel Belice nel 1968 e in tutti gli altri terremoti sparsi nella storia. Il ricordo di ognuno di loro sarà sempre vivo dentro di me.

Descance en paz...

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mercoledì, 25 marzo 2009

La solidarietà "parentale"

Thomas_Hobbes_portrait

E' scomparsa. E' morta. Seppellita sotto 3 metri di terra. Rosicchiata dagli stessi identici vermi che mangeranno tutti noi (wow! che bella questa frase che ho appositamente rubato dal bagaglio culturale di una mia conoscente).

La solidarietà umana è decisamente passata a miglior vita. A darne il triste annuncio...

Nessun annuncio ufficiale. Solo una semplice e alquanto soggettiva constatazione.

La solidarietà umana, quella solidarietà cioè che portava a pensare che ogni uomo in difficoltà dovesse essere aiutato dagli altri suoi simili, al di là di qualunque altra considerazione sul sesso, religione, razza, casta sociale, conto bancario, gruppo sanguigno e segno zodiacale, ormai non esiste più.
L'uomo non aiuta l'uomo in senso lato ma in senso stretto. Cioè aiuta l'uomo che riconosce essere suo "parente", non per sangue o discendenza, o almeno non necessariamente per quello, ma per obiettivo e fine d'azione.
Siamo tornati indietro negli anni. Invece di una "evoluzione", abbiamo assistito ad una "involuzione". Dallo Stato di diritto, in cui ognuno veniva aiutato perchè ne aveva diritto, siamo tornati ad uno Stato di natura, così come fu teorizzato da Thomas Hobbes.

Nello Stato di natura, vinceva chi era il più forte o il più furbo, perchè, in quanto meno forte del più forte, si univa con altri meno forti e insieme sconfiggevano il più forte che rimaneva però il più solo.
In questo modo l'aiuto, il sostegno, la solidarietà era destinata al "parente-amico".
Se posso lanciarmi in un'azione eroica, si viveva e si è tornati a vivere una solidarietà "parentale", in cui ogni uomo non fa ciò che è giusto e utile per tutti gli altri ma fa ciò che è giusto o utile solo per sè e per pochi altri intimi.

Il fine ultimo? La gloria. Il denaro. Il successo. L'effimera affermazione di un ego piccolo piccolo, che sfiora appena il "noi" e rimane ben lontano dal "tutti".

(continua... forse!)

postato da Santiago7 alle ore 18:40 | link | commenti
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